L’Italia federalista? Un pungolo agli inetti

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La Loggia

di Antonella Sferrazza(La riforma federalista dei comuni punta ad abolire sprechi e clientele. Valorizzando responsabilità e solidarietà. Ma non mancano i dubbi.)

Il presidente della Commissione bicamerale per l’Attuazione del federalismo fiscale, Enrico La Loggia, tranquillizza i meridionali: responsabilità e solidarietà sono gli assi della riforma. Sono i politici incapaci a dover temere il giudizio degli elettori.

Si devono preoccupare solo gli amministratori dei Comuni incapaci o dediti a sprechi e clientele. I cittadini, del Nord come del Sud, non hanno nulla da temere”.

Non ha l’ombra di un dubbio Enrico La Loggia (Pdl), presidente della Commissione bicamerale per l’attuazione del federalismo fiscale e, soprattutto meridionale, siciliano di Palermo, per essere precisi. Classe 1947, docente universitario, avvocato, è tra i protagonisti della storia di Forza Italia in Sicilia.

Lo abbiamo incontrato nel capoluogo dell’Isola, nel suo studio, dove un po’ di storia si respira: dai mobili antichi agli scaffali stracolmi di libri di pelle datati 1800, alle foto del nonno, suo omonimo, ‘Padre nobile’ dello Statuto autonomistico siciliano. Proprio quello tatuto che del federalismo – argomento oggi al centro del dibattito politico nazionale – è stato antesignano.
Per non parlare dei tanti documenti origi-nali che raccontano la Sicilia del secondo dopoguerra e la nascita, appunto, dell’Autonomia incorniciati e appesi ai muri.

Proviamo a tranquillizzarli allora.
Cominciamo col dire che il federalismo che riguarderà i Comuni fa perno su due pilastri: responsabilità e solidarietà. È da qui che dobbiamo partire per spiegare quello che stiamo cercando di fare.

Bene, cominciamo con la responsabilità.
La responsabilità riguarderà soprattutto gli amministratori. Di conseguenza, a preoccuparsi, una volta entrata in vigore la riforma, saranno i sindaci incapaci o dediti a sprechi e clientele.
Con il federalismo municipale, infatti, i sindaci dovranno assumersi la responsabilità di assicurare i principali servizi ai cittadini, rendendo efficiente la ‘macchina’ comunale.

Più facile a dirsi che a farsi.
Bisogna intendesi sugli obiettivi da realizzare. Gli amministratori comunali dovranno assicurare il ‘Livello essenziale di assistenza’ e il ‘Livello essenziale di prestazioni’.
Oggi, nel nostro Paese, non tutti i sindaci assicurano questi servizi. Anzi, possiamo dire che molti sindaci non li assicurano affatto.

E voi come pensate di trasformare i Comuni spendaccioni in Comuni virtuosi?
Con una rivoluzione che è culturale prima che politica. Analizziamo lo scenario odierno. Oggi i Comuni spendono e lo Stato paga. Il risultato è che molti Comuni sono pieni di debiti. A causa, anche, dei già citati sprechi.
Una situazione che è diffusa nel Sud, anche se non mancano casi di sprechi anche in alcuni Comuni del Nord. Noi, con la riforma, lanciamo agli amministratori delle città un messaggio preciso: adesso lo Stato non vi darà più nulla. Voi sindaci dovrete amministrare con i tributi incassati direttamente dai Comuni.

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Un commento a "L’Italia federalista? Un pungolo agli inetti"

lybius scrive:

Qualcuno può fornire il riferimento alla sentenza citata da La Loggia?
grazie

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