– Niente di nuovo se affermo che i più intransigenti in fatto di religiosità siano i non credenti.
Per chi non esercita professione di fede è impensabile che un credente possa violare le regole imposte dal proprio credo religioso.
In questo senso si può arrivare ad affermare che i veri “fondamentalisti” sono coloro che non frequentano al-cuna chiesa.
Questo preambolo per dare un’idea a chi legge questa nota del disgusto che mi ha dato vedere una parte della facciata del Duomo di Milano coperta da una gigantografia che reclamizza una marca di automobili.
Certo, la “fabbrica del Duomo”, perennemente in cerca di soldi, se ne avvantagge-rà economicamente, ma è giusto chiedersi se sia tollerabile rivestire di pubblicità una chiesa, vale a dire un luogo sacro.
E se sia normale che nessuno protesti; che le folle di turisti continuino a fotografare, insensibili al pari dei piccioni che svolazzano loro intorno.
Ma che Milano è questa? E san Carlo Borromeo? E Man-zoni? A queste domande vuol rispondere anche il libro di Salvatore Carrubba, Il cuore in mano, recentemente pubblicato da Longanesi.
E penso che Carrubba sia d’accordo con me se affermo che un oltraggio del genere in una regione meridionale non sarebbe consentito. Forse Piovene voleva dire questo quando nel suo Viaggio in Italia deἀnì “di gusto bancario” il Duomo del capoluogo lombardo.
Tengano duro i rappresentanti della Chiesa in quelle zone d’Italia dove non è mai esistito un “gusto bancario”.
Tengano duro, e si rifiutino d’intestare la liquefazione del sangue di san Gennaro a qualche marca di automobili o a una casa di moda; così come si riἀutino di far passare santa Rosalia e sant’Agata per procacciatrici di pubblicità.
Nel Sud d’Italia, si sa, le feste religiose hanno sempre qual-cosa di pagano e di troppo vitale per essere ben viste e accettate in toto dalla Chiesa cattolica, la quale, in alcuni casi, le subisce.
Ma penso che l’idea di mettere in vendita la facciata di una chiesa per farne pubblicità non sἀori le menti degli irreligiosi meridionali.


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