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	<title>Il Sud: mensile di economia, politica e cultura diretto da Salvatore Carrubba</title>
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		<title>Catanista.com dal web all’fm</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2012 10:56:07 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[“Catanista per fede e per passione”. È questo lo slogan che da oltre sei anni dà benzina al motore di]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>“Catanista per fede e per passione”. È questo lo slogan che da oltre sei anni dà benzina al motore di Catanista, testata giornalistica on line nata nel 2006 che si occupa di calcio e soprattutto delle vicende sportive del Calcio Catania.</p>
<p>Un’informazione puntuale che cerca di colmare la sete di notizie della platea di tifosi rossazzurri che sul portale <em>www.catanista.com</em> possono seguire in tempo reale non solo le novità riferite alla formazione etnea, ma anche appagare la propria curiosità con rubriche, esclusive e tante iniziative della redazione.</p>
<p>Il team composto dal direttore Attilio Scuderi, Daniele Di Frangia, Stefano Auteri e Francesco Casicci però non si limita solamente al mondo del web visto che proprio catanista.com è ormai diventato un punto di riferimento per quanto riguarda l’informazione radiofonica sportiva dei tifosi rossazzurri.</p>
<p>Sulle frequenze di Radio Smile, infatti, ogni giorno va in onda in diretta un duplice appuntamento a partire dalle 7 alle 8 con Catanista News in cui ad essere protagonista è la rassegna stampa; e dalle 13 alle 14 con ultime notizie, curiosità ed ospiti pronti a commentare le vicende del Catania.</p>
<p>Un’avventura entusiasmante che fa della passione verso la libera informazione e verso il calcio la propria forza.</p>
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		<title>L’urban-blog che “promuove”</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2012 10:39:58 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[CastelvetranoSelinunte.it è un sito internet che rientra nella categoria degli urban-blog, termine con il quale si identifcano i blog riferiti]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>CastelvetranoSelinunte.it</em> è un sito internet che rientra nella categoria degli urban-blog, termine con il quale si identifcano i blog riferiti ad una entità territoriale ben definita Oggi, conta una media di oltre 5.000 visite uniche al giorno per un totale di circa 400.000 pagine visualizzate al mese, numeri che hanno reso il progetto uno dei migliori in Italia, considerando che il Comune di riferimento non supera i 32.000 abitanti.</p>
<p>Castelvetrano Selinunte – Scoprirla &amp; Viverla, era il nome del progetto nato con l’obiettivo di fornire informazioni turistiche sul territorio e rendere partecipi i cittadini delle dinamiche del paese, quindi “viverla”. I primi tempi il connubio turismo-informazione si bilanciava perfettamente.</p>
<p>Soltanto negli ultimi due anni la crescita esponenziale degli utenti web, anche grazie ai social network, ha fatto in modo che questo strumento mutasse in parte la sua destinazione diventando oggi un passaparola di socializzazione diretta e indiretta.</p>
<p>Tra gli argomenti più trattati non manca la politica locale e nazionale, la cronaca ed il turismo ma soprattutto la ricerca spasmodica di tradizioni culturali legate prevalentemente al territorio.</p>
<p>Il valore aggiunto del progetto è stato la pretesa di voler arricchire i post con video e reportage fotografici professionali.</p>
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		<title>CtZen, la sintesi etnea di citizen</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2012 10:37:38 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[CTzen.it è un quotidiano online nato il 5 dicembre 2011. Il suo nome è una sintesi tra citizen (cittadino) e]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>CTzen.it è un quotidiano online nato il 5 dicembre 2011.<br />
Il suo nome è una sintesi tra citizen (cittadino) e Catania. Ma anche un riferimento alla grande importanza data al citizen journalism, con spazi dedicati ai lettori per segnalare immagini, notizie e condividere opinioni.</p>
<p>La redazione è composta da giovani giornalisti pubblicisti e professionisti, affiancatida una decina di blogger esperti in diversi settori: ambiente, mafieinternazionali, immigrazione, scuola, università, lavoro, ma anche design e sport. Con almeno tre aggiornamenti quotidiani, CTzen è una finestrasulla cronaca locale, con spazi costantemente dedicati agli approfondimenti e alle storie.</p>
<p>Nello sforzo di raccontare la città e l’isola con uno sguardo fresco e originale, anche a un’audience extraregionale attraverso le collaborazioni con Il Fatto Quotidiano, Left e altre testate nazionali. I lettori sono in contatto diretto con la redazione soprattutto tramite i social network: sulla fan page di Facebook e i profilisu Twitter e GooglePlus.</p>
<p>Una comunità che, a quasi un anno dal lancio del sito, è in costante crescita: a ottobre sono stati più di 90mila i lettori che hanno scelto CTzen per informarsi. Da Catania ma anche dal resto dell’isola, da Roma, Milano e dall’estero.</p>
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		<title>Da “16” a “619” tutti i canali del gruppo Video Regione</title>
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		<pubDate>Fri, 21 Dec 2012 10:35:46 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Un’altra tappa di una storia divi-sa in due momenti (il ‘77 l’anno di nascita e quello che comincia nel 2005]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Un’altra tappa di una storia divi-sa in due momenti (il ‘77 l’anno di nascita e quello che comincia nel 2005 con l’arrivo dell’attuale proprietà), ha segnato il percorso di Video Regione. È la presenza alla recente Expobit di Catania che certific un’affermazione regionale dell’emittente che, sul canale 16 del digitale terrestre siciliano, ha allargato i suoi orizzonti di informazione e si è affermata come una presenza quotidiana, costante, generalizzata e diffusa su tutta l’Isola.</p>
<p>All’Expobit di Catania, Video Regione ha prodotto anche la registrazione di un dibattito tv sull’informazione che cambia, su internet che soppianta “la carta” e lotta con la tv. Quasi a volere significarecome Video Regione stia “leggendo” bene l’evoluzione dei media, rendendosene protagonista e confermando ad Expobit Catania di sapere proseguire su un solco che nasce nel 1977.</p>
<p>Dalla prima direzione giornalistica di Salvatore Ricciardini a quella attuale di Salvatore Cannata, Video Regione è il racconto giornaliero che ha allargato i suoi orizzonti, con cerchi con-centrici partiti dall’area aretusea ed estesi a quella iblea prima &#8211; con un forte radicamento &#8211; e all’intera Sicilia poi. Uno sviluppo che si è alimenta-to soprattutto negli ultimi sette anni, dall’arrivo di Raimondo Minardo e del suo gruppo editoriale ai vertici, dai primi mesi del 2005, quando Video Regione ha segnato la grande svolta.</p>
<p>La “Teleradio Regione S.r.l.”, è stata rilevata dal Gruppo Minardo, aprendo ad una serie di investimenti tecnologici sino al digitale terrestre, ampliando gli impianti di trasmissione in tutta la Sicilia e creando sei canali di trasmissione che l’hanno portata non solo ad ottenere la concessione “da sola” senza alcuna “intesa” &#8211; caso praticamente unico nell’Isola assieme alla storica Antenna Sicilia &#8211; ma anche ad assurgere a punto di riferimento di valore assoluto dell’emittenza del Sud Italia.</p>
<p>Il “16” è il canale di Video Regione; ma altri ne sono sparsi nel bouquet digitale siciliano, con il fior all’occhiello del “619” che permette la visione quotidiana di Video Regione a Roma e nelle altre province della regione Lazio. Tutto ciò, con ben incastonata nella sua storia, la data del 19 novembre 2005, giorno del primo tg della nuova proprietà editoriale della famiglia Minardo e start up del restyling allo storico marchio e ai contenuti di Video Regione.</p>
<p>Un progetto adottato sin dall’inizio, attraverso un metodo di condivisione da realizzare con la “struttura”, affidandola direzione di rete ad Elena Barrano e quella di produzione a Claudio Di Natale, puntando su figre responsabili e professionali.<br />
E dal Buongiorno Quotidiano alle 7.20 del mattino, si snoda una programmazione giornaliera fatta di informazione regionale e di territorio, con una vera e propria “onda Tg” che comincia alle 12.30 per chiudersi alle tre e mezzo del pomeriggio e riprendere alle 19.15 della sera e sino alle 21.00.<br />
Per ricominciare dopo il prime time.</p>
<p>Prime time che è animato da produzioni esterne, da trasmissioni stori-che come Ring al suo settimo anno di vita, il talent show Accademia e la tribuna politica Linea Aperta. Una storia di sette anni, che “partorisce” anche l’informazione on line regionale de <em>igiornalidisicilia.it</em>, e quella territorialmente espressa con <em>ilgiornalediragusa.it, ilgiornaledigela.it, ilgiornaledienna.it e giornaledisracusa.it</em>.</p>
<p>E poi il periodico Dodici e tutta una serie di idee che fanno del Gruppo Editoriale Minardo una dinamica fucina mediatica e di Video Regione una tv a dimensione di Sicilia. Una tv segnalata per ben 2 volte tra i premi di Millecanali per la programmazione complessiva, confermandosi come una fra le realtà più interessanti dell’emittenza siciliana con una vasta gamma e una grande varietà di produzioni quotidiane che spaziano dal giornalismo alla cultura, dall’intrattenimento alle rubriche di ogni genere.</p>
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		<title>La legge dei grandi player schiaccia i più “piccoli”</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Dec 2012 17:39:09 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Certificazioni. Google Analytics offre una rappresentazione non sempre “sicura” degli accessi Per vendere pubblicità, gli esperti del settore tengono conto]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Certificazioni</strong>. Google Analytics offre una rappresentazione non sempre “sicura” degli accessi</p>
<p><em>Per vendere pubblicità, gli esperti del settore tengono conto dell’analisi dei dati di accesso fornita dal più grande motore di ricerca. Che però si basa sulle stime. Una scelta che penalizza i portali più piccoli incapaci di cogliere la sfda della pubblicità sul web</em></p>
<p><em>Google rileva di accesso e tende a proἀlare il pubblico dei nostri siti web. Fino a qualche mese fa dava la possibilità di rilevare, e mettere insieme, sia i dati presunti che quelli effettivamente rilevati per ogni sito. Oggi google (i dati riportati in tabella provengono proprio dall’elaborazione del motore di ricerca e riguardano i principali siti di informazione calabresi, pugliesi e campani) ha cambiato strada e rende disponibili soltanto i dati presunti. I venditori di pubblicità per i siti minori proseguono a fare riferimento a questi numeri come minimo per l’analisi della concorrenza. Sbagliando e non comprendendo che così facendo si prosegue in una guerra tra poveri che penalizza i più piccoli e i meno capaci di comprendere l’evoluzione e la struttura del mercato pubblicitario sul web. L’unica strada è quella della condivisione, dell’aggregazione dell’offerta della certificazione da parte di soggetti terzi. Ma non tutti gli operatori, anche i meno piccoli, sono dell’idea di dover contribuire alla crescita del settore coniugando la trasparenza con l’etica professionale e imprenditoriale. Il fenomeno  non è soltanto siciliano e come è possibile vedere dalle tabelle, le classiἀche lasciano il tempo che trovano o, se confezionate in modo presentabile, saranno d’aiuto sempre di più per coloro che vorranno drogare il mercato e non educarlo. </em></p>
<p>___________________________<br />
<strong>Modus scrivendi</strong></p>
<p><strong><em>Giornalismo quattro stagioni</em></strong></p>
<p><em>Ci sono gli editori tradizionali, quelli nati con il linotype, con una storia lunga e le spalle solide. E ci sono i “giovani”, quelli appassionati di editoria, chiacchierati o meno, aggressivi ma non tutti allo stesso modo, che hanno voglia di sostituire i vertici nel patinato mondo dell’informazione nelle stanze del potere. E che usano, talvolta, la penna come fosse una spada. Quattro modi di fare informazione. Anzi no, impresa. Tutti alla ricerca di un modello di business sostenibile</em></p>
<table>
<tbody>
<tr>
<td style="width: 157px; font-size: 14px;"><a href="http://www.sudmagazine.it/informazione/la-legge-dei-grandi-player-schiaccia-i-piu-piccoli/3998/2/"><strong>Evergreen</strong></a></td>
<td style="width: 157px; font-size: 14px;"><a href="http://www.sudmagazine.it/informazione/la-legge-dei-grandi-player-schiaccia-i-piu-piccoli/3998/3/"><strong>Rampanti</strong></a></td>
<td style="width: 157px; font-size: 14px;"><a href="http://www.sudmagazine.it/informazione/la-legge-dei-grandi-player-schiaccia-i-piu-piccoli/3998/4/"><strong>Iperlocalistici</strong></a></td>
<td style="width: 157px; font-size: 14px;"><a href="http://www.sudmagazine.it/informazione/la-legge-dei-grandi-player-schiaccia-i-piu-piccoli/3998/5/"><strong>Vanagloriosi</strong></a></td>
</tr>
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		<title>Editoria e marketing Una sfida da vincere</title>
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		<pubDate>Wed, 19 Dec 2012 17:33:56 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Riflessioni. Si rivoluziona il mercato dell’informazione. Che cerca spazi di “sopravvivenza” (Selezionare, verificare, distribuire ma soprattutto condividere. La sfida dei]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Riflessioni</strong>. Si rivoluziona il mercato dell’informazione. Che cerca spazi di “sopravvivenza”</p>
<p><em>(Selezionare, verificare, distribuire ma soprattutto condividere. La sfida dei contenuti sui new media)</em></p>
<p><em>La chiusura del The Daily, prima sperimentazione di giornale esclusivamente diffuso sull’iPad, impone una riflessione sui contenuti ma anche sui mezzi di comunicazione. E soprattutto incide sulla valutazione che editori e giornalisti hanno del loro pubblico</em></p>
<p>«Dal momento del suo lancio, il Daily è stato un coraggioso esperimento di editoria digitale e uno straordinario veicolo di innovazione. Purtroppo non siamo riusciti a trovare abbastanza in fretta un pubblico abbastanza grande per convincerci che il modello di business era sostenibile nel lungo periodo. Quindi prenderemo il meglio di ciò che abbiamo imparato a The Daily e lo applicheremo a tutti i nostri prodotti».</p>
<p>Questa volta, e in controtendenza rispetto a quello che è diventato una specie di luogo comune che vuole la carta stampata in sofferenza, è un giornale nato e cresciuto nel digitale a dover dare notizia di una morte annunciata. Che ciò poi rappresenti una sorta di rivincita per il giornalismo di carta è tutto da dimostrare.</p>
<p>Se anche un giornale-esperimento, con tutti i suoi limiti, e con alle spalle un impero mediatico ed economico certo non indifferente, è costretto ad una morte prematura &#8211; preceduta da una esistenza in vita non particolarmente brillante &#8211; e, soprattutto, se la crisi investe in modo indifferenziato vecchi e nuovi media, digitali o tradizionali, qualche riflessione su dove stia andando il giornalismo e il sistema dell’informazione nel suo complesso andrebbe fatta.</p>
<p>A cominciare da un dato forse banale e scontato: il mestiere del giornalista &#8211; fare cronaca, cercare le notizie e raccontare i fatti &#8211; rimane lo stesso a prescindere dal mezzo attraverso il quale quei racconti vengono poi veicolati e distribuiti. Certo, cambie-ranno, e sono già cambiate, le forme e i modi che vanno di volta in volta adattati al mezzo, ma la sostanza non muta. Quello che invece si è profondamente rivoluzionato è il mercato dell’informazione e il suo paradigma di riferimento. I fruitori dell’informazione sono cambiati rispetto a solo qualche anno fa. A fronte di un’offerta di informazione enorme, virtualmente illimitata, quella che è diventata scarsa è l’attenzione e il tempo che il pubblico può e vuole dedicare alla lettura delle notizie.</p>
<p>Ed è sull’accaparramento e la conquista di questa “risorsa” che la guerra dell’informazione si combatte. Si tratta, per la verità, di una guerra un po’ particolare: si vince solo se gli attori in campo sono disposti a collaborare, dagli editori ai giornalisti, dai pubblicitari al pubblico, mettendo da parte preconcetti ed interessi acquisiti di una sola delle parti in gioco.</p>
<p>Ed è, soprattutto, una guerra che o la si vince tutti, determinando una crescita complessiva della pubblica opinione e quindi dei valori di cittadinanza e convivenza civile, o nessuno potrà mai proclamarsi vincitore.</p>
<p>La strada è tracciata e non è ipotizzabile un ritorno ad un passato in cui il pubblico, non disponendo di mezzi che lo rendessero parte attiva dell’eco-sistema dell’informazione, era abituato a “subirne” una prefabbricata, con tutte le conseguenze che questo poteva a volte comportare.</p>
<p>La scommessa, da parte di chi dell’informazione ne ha fatto una professione &#8211; giornalisti ed editori in prima linea -, è quella di reinventare un mestiere creando luoghi e spazi in cui, ciascuno con il proprio ruolo e secondo le proprie specifiche competenze, le notizie possano essere selezionate, verificate, approfondite, contestualizzate, curate, distribuite e condivise. Per il bene e per la crescita di ognuno e, quindi, della collettività.</p>
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		<title>La verità sui numeri Chi li dà e chi li fa</title>
		<link>http://www.sudmagazine.it/news/la-verita-sui-numeri-chi-li-da-e-chi-li-fa/3985/</link>
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		<pubDate>Fri, 14 Dec 2012 17:17:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>serverstudio</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>

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		<description><![CDATA[Editoria &#38; marketing. I giornali on line siciliani si sfidano nella certificazione del pubblico di lettori (Classifiche di accessi costruite]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Editoria &amp; marketing.</strong> I giornali on line siciliani si sfidano nella certificazione del pubblico di lettori</p>
<p><em>(Classifiche di accessi costruite per il mercato della pubblicità e dei big spender. E per alimentare la guerra)</em></p>
<p><em>La corsa è per accaparrarsi il budget della pubblicità nazionale che concede al web solo gli spiccioli. Una guerra senza quartiere che a volte ha messo in campo classifichenon sempre credibili. E le vecchie società editoriali? Non stanno a guardare</em></p>
<p>Sono tutti alla ricerca di soldi: i pic-coli perché si sono trovati in mano un giocattolo che ritengono imper-dibile e spendono le scarse risorse a disposizione sforzandosi di comprendere come e quando potranno recuperare il frutto del loro personalissimo lavoro; i grandi che, subendo i colpi e i morsi della crisi a suon di milioni persi sui fatturati storici, cercano di convertirsi rapidamente sapendo già che i ricavi smarriti non potranno essere recuperati sul breve periodo.<br />
Sono gli editori siciliani che si affacciano o subiscono la cosiddetta rivoluzione digitale ed il proliferare dell’offerta di informazioni sul web.</p>
<p>Da un lato strutture leggere capaci di documentare i fatti locali allo stesso modo di chi offre informazione prima ria, dall’altro imprese strutturate che talvolta perdono nella corsa sul tempo che contraddistingue gli operatori dell’informazione in rete. Tutti puntano al medesimo osso: il budget della pubblicità nazionale e locale, con le dovute differenze.</p>
<p>Certo, gli editori storici, così come gli editori più aggressivi, le medie agenzie di comunicazione o i concessionari di pubblicità esterna, hanno vissuto la stagione delle vacche grasse, dei grandi investimenti pubblici.<br />
Era la fiera della comunicazione: campagne istituzionali dove parlarsi addosso era diventata la pratica corrente (si ricordava, ad esempio, ai cittadini palermitani che vivevano nella città più cool d’Italia).</p>
<p>Piani di comunicazione utilizzati ad uso e consumo della politica da parte di istituzioni che non avevano nulla da comunicare, semmai soltanto qualcosa da produrre. Una strategia fallimentare tanto da avere interessato anche la magistratura, in qualche caso.<br />
E mentre vivevano la bella stagione, gli editori storici si distraevano.<br />
Non investivano in tecnologia, per scelta, temendo che il cedere gratuitamente l’in-formazione attraverso internet avrebbe determinato il declino e la riduzione dei lettori e delle vendite.<br />
Il risultato? Riduzione delle vendite e dei lettori insieme al ritardo sugli investimenti e sulla deἀnizione ed avvio a regime di un processo produttivo coerente con l’informazione distribuita attraverso il web.</p>
<p><strong><em>Il mercato della pubblicità.</em></strong><br />
Oggi si trovano tutti nella stessa arena: il mercato povero della pubblicità com-merciale del Meridione misto all’assenza, o quasi, di investimenti pubblicitari in ambito istituzionale. I grandi concorrenti dei piccoli con quest’ultimi che scalpitano per affermare la bontà del loro prodotto informativo ed ottenere  pari diritto di tribuna sul fronte della raccolta pubblicitaria.</p>
<p>Ma tra i grandi editori forti della tradizione e di una solidità ἀnanziaria e patrimoniale che ha pochi pari in Sicilia e i piccoli artigiani dell’informazione,  talvolta iperlocalistica e vanagloriosa, si sono inseriti, acquisendo sempre maggiore spazio e credibilità, quelli che si propongono e sono riusciti a posizionarsi come i paladini dell’informazione libera e indipendente.</p>
<p>Come se fare informazione fosse una missione di ispira-zione divina e non invece, come sempre in tutti gli ambiti produttivi e professionali, un metodo o uno strumento per alimentare pressioni o acquisire notorietà e credibilità.Lo scopo è invece uno per tutti: la sostenibilità dei propri interessi se non direttamente la ricerca del profitto.</p>
<p>Ma in Sicilia è accaduto un fatto nuovo, importante, che traccia la strada e disegna uno scenario concreto.<br />
Non esistono più soltanto i due poli dell’informazione. Non più soltanto La Sicilia a Catania ed il Giornale di Sicilia a Palermo, con la Gazzetta del Sud a Messina a consolidare il ruolo dei due attori principali.<br />
Adesso è in campo il terzo polo anche nell’informazione, senza alcun riferimento e collegamento diretto o indiretto alle medesime denominazioni di natura politica.<br />
Si è andati oltre lo schema tradizionale, si è andati oltre quel gentlemen agreement silenzioso che ha evitato per tanti anni, ed in tutti i settori economici, le invasioni di campo in Sicilia.</p>
<p>Chi operava nell’edilizia non avanzava passi nel commercio, così come chi operava nella pubblicità non osava invadere il campo dell’informazione. Adesso sono tutti alla ricerca di un modello di business nuovo o capace di fare sopravvivere attività importanti capaci di sostenere famiglie ed interi pezzi dell’economia regionale.<br />
Ed il potere dell’informazione, la sua capacità di pressione e i costi di accesso ridotti insieme alla sempre maggiore diffusione di internet presso i siciliani, hanno mescolato le carte in tavola.</p>
<p>Certo siamo lontani dal concetto di democrazia dell’informa-zione o di informazione 2.0. Si ha l’impressione che i cosiddetti nuovi player operino con mezzi antichi, se non classici. Abbiamo studiato che la rivoluzione che viviamo, la rivoluzione digitale, porti a produrre soltanto ciò che risponde al soddisfacimento di un bisogno. Nel nostro caso sarebbe la risposta al bisogno di informazione.</p>
<p>Ma i nuovi player operano spingendo il prodotto &#8211; il loro -, il brand &#8211; il loro &#8211; la correttezza e l’etica dell’informazione, quella che inqua-drano soltanto dal loro punto di vista.<br />
Goebbels diceva che una menzogna ripetuta tante volte diventa realtà. Pare che si ragioni in questi termini ancora oggi guardando alla linea editoriale di alcuni giornali online e ancor di più se ci riferiamo ad una battaglia stupida, quanto delicata, quella dei numeri tra i diversi concorrenti.</p>
<p><strong><em>La matematica non è un’opinione.</em></strong><br />
Sarà anche vero che la matematica non è un’opinione ma, a giudicare dalla battaglia scoppiata sui dati di accesso ai siti di informazione siciliani, pare comunque molto difficile mettersi d’accordo.<br />
Eppure quella dei numeri &#8211; e della cer-tezza e affidabilità di essi &#8211; è una questione di fondamentale importanza che contribuisce a determinare la vita o la morte di quelle realtà editoriali di in-formazione presenti su internet che non hanno ancora rintracciato altre fonti di sopravvivenza ad esclusione della raccolta pubblicitaria.Basta fare un ragionamento molto semplice per rendersi conto di quanto i numeri contino e pesino.</p>
<p>Le campagne pubblicitarie dei “big spender”, quelle che possono contare su budget elevati, vengono pianificate dai centri media nazionali.La quota assegnata a internet è generalmente poca roba rispetto al totale, sebbene, secondo le statistiche di settore, in costante crescita. Questa quota viene poi distribuita dai centri media sui vari siti prendendo in considerazione fattori geografici e, soprattutto, dati di accesso. Risultato: tutti i siti hanno l’interesse di affermare la propria appetibilità.</p>
<p>E scoppiano le guerre dei numeri. <em>LiveSicilia</em>, per discutere di un caso concreto, ha, per qualche mese, elaborato una propria classifica, basata essenzialmente su dati forniti da Google e pubblicata fino a quando Google stesso non ha smesso di fornire quei dati.<br />
Sollevando non poche critiche perché, per un approccio superficiale o per “scaltra” interpretazione, parlava di generiche “visite” quando anche i più sprovveduti sanno che sul web &#8211; e per i centri media che devono pianificare &#8211; quello che conta sono i visitatori unici e, al limite, il tempo che tali visitatori passano sulle pagine del sito. Sono questi i dati che meglio rappresentano i comportamenti delle persone in carne ed ossa &#8211; il potenziale target per la pubblicità &#8211; che accedono ad un sito.</p>
<p>Alla guerra hanno poi preso parte un po’ tutte le realtà di un certo peso sul mercato dell’informazione online sici-liana: dall’edizione cartacea palermitana di <em>Repubblica</em> (ripresa dal sito <em>repubblica.palermo.it</em>) a <em>BlogSicilia.it</em> a <em>Siciliainformazioni.it</em>, ciascuno dando i propri numeri, argomentando in vario modo criteri e origine dei dati.</p>
<p><strong>La guerra dei numeri.</strong><br />
In questo panorama confuso e agitato, una sola certezza: la guerra dei numeri è irrisolvibile fin quando non ci si affiderà ad un soggetto terzo che ne possa certificare in autonomia ed indipendenza, l’effettivo stato dell’arte.<br />
Nel frattempo potremo ancora goderci lo spettacolo del combattimento tra polli, sorridendo ai numeri in libertà, e arrendendoci al fatto che, a certe latitudini, la matematica può benissimo essere un’opinione.<br />
Allora sarà vero che una menzogna ripetuta tante volte diventa realtà.</p>
<p>Ma finché questo principio verrà adottato sui numeri, pazienza. Qualcuno sopravviverà e molti altri dovranno chiudere o ridimensionarsi. Molto più preoccupante però sarebbe riscontrare che la semplice ricetta del responsabile della propaganda del più atroce dittatore della storia sia diventata tattica per aumentare la pressione di un brand sulla pelle di persone per bene che da un giorno all’altro potranno essere posti alla ber-lina soltanto per interesse particolare o vendetta trasversale.</p>
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		<title>Attori, non più spettatori</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Dec 2012 15:45:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[L’intervista/2. Luca De Biase “certifica” l’intelligenza del pubblico di internet. Che ha poco tempo. E decide Autori, editori e pubblicitari]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’intervista/2.</strong> Luca De Biase “certifica” l’intelligenza del pubblico di internet. Che ha poco tempo. E decide</p>
<p><em>Autori, editori e pubblicitari devono fare i conti con un nuovo modo di accedere alle notizie e reinventare messaggi promozionali e informativi. Una sfidache si concen-tra principalmente sui contenuti. Ma che «non ha nulla a che vedere con l’auditel»</em></p>
<p>Cambia il ruolo degli attori della comunicazione e con loro cam-bia anche la sfida sui contenuti. Contenuti informativi, contenuti pubblicitari. Informazioni, insomma. Parole pronunciate a <em>SudwebExpo</em> da Luca De Biase, esperto di new media e già capo-redattore di Nova, inserto del Sole24Ore dedicato alle tecnologie.</p>
<p>«Da quindici anni – dice – stiamo digerendo internet. Per farlo nel modo giusto, dobbiamo osservare il pubblico che lo popola: è on line, è attento, attivo ed ha delle esigenze. Quello che avveniva nel cartaceo, nell’epoca geologica precedente al giurassico, era una filiera produttiva governata dall’editore &#8211; sentenzia &#8211; che riusciva a tenere insieme la tecnologia e il copyright. Un metodo talmente ben governato che occorreva pagare il biglietto per entrare nelle notizie».</p>
<p><strong>Con il grande spazio reso accessibile da internet si sovvertono i ruoli e i veri editori diventano i lettori, lei sostiene.</strong><br />
È un cambiamento così profondo per-ché cambia l’economia, la società, la cultura. Internet è un arricchimento delle relazioni più vicine, un abilitatore di grandi cambiamenti. E proprio per il fatto che ne abilita di così grandi contemporaneamente ci dobbiamo abitua-re ai cambiamenti che ci sono stati e a quelli che potrebbero ancora esserci.</p>
<p><strong>Parlando di giornalismo on line, ha fat-to una divisione fra le ἀgure che lo com-pongono: editori, lettori e autori.</strong><br />
Il grande movimento è stato a favore del pubblico, della sua capacità di incidere, di agire. E i tre attori professionali del vecchio mondo del giornalismo cioé autori, editori e pubblicitari devono ricercare il loro nuovo ruolo di fronte a un pubblico che non è più come prima.<br />
Ha molto potere sia nella definizione del tempo che regala al mondo dei media, dell’attenzione che gli riserva e della sua capacità di riconoscere rilevanza a quello che viene offerto dai media o sui media.<br />
Gli editori, gli autori, i pubblicitari si devono confrontare con un pubblico che è critico, ha tempo limitato, che divide la sua attenzione fra mille messaggi e soprattutto un pubblico che ha messo in discussione la credibilità dei vecchi sistemi.<br />
Questo è un contesto in cui gli editori prima di tutto, gli autori che devono fare un passo di umiltà straordinario, i pubblicitari che devono capire come spendono i soldi perché molti non sono più giustificabili, devono inventar-si un messaggio nuovo all’interno di un mondo ancora in continua evoluzione innovativa.</p>
<p><strong>Questo sovvertirà anche la scelta dei contenuti giornalistici? Si scrive ciò che “tira” e non ciò che è notizia?</strong><br />
Sì, ma attenzione a come. Questo è già successo nel mondo della televisione, che si è resa convenzione, si è asservita a sistemi di manipolazione dell’informazione sulla base del fatto che se andava bene per l’auditel andava bene per tutti.<br />
Questa è una possibile interpretazione del potere del pubblico che io non considero applicabile su internet che non è auditel.<br />
Internet è un insieme di persone che sono dei soggetti e per quanto ne discuteremo sarà sempre così: le persone sono soggetti attivi.<br />
E quindi su questo punto si trova lo spzio per capire la relazione tra la quantità che è necessaria per i sistemi economici e la qualità che è necessaria all’informazione.</p>
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		<title>Reginetta tv</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Dec 2012 15:40:29 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[informazione]]></category>

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		<description><![CDATA[L’intervista/1. Il direttore di Antenna Sicilia parla di new journalism Michela Giuffrida affronta la sfidadelle notizie “veloci” e condivise: «I]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’intervista/1.</strong> Il direttore di Antenna Sicilia parla di new journalism</p>
<p><em>Michela Giuffrida affronta la sfidadelle notizie “veloci” e condivise: «I giornali sono vecchi ma l’approfondimento e l’analisi delle news resta un mestiere da giornalisti»</em></p>
<p>L’informazione cambia. Ade-guandosi ai nuovi media attraverso i quali viene diffusa. Solo nell’ultimo anno, come testimonia il Censis nel decimo rapporto sul-la comunicazione intitolato “I media siamo noi”, l’evoluzione del consumo dei media ha spostato la domanda di contenuti dai “contenitori tradizionali” a quelli innovativi: ovviamente internet più di ogni altra cosa.<br />
Ma il consumo di televisione è rimasto altissimo: sul dato del 98,3% della popolazione totale che continua a vedere la televisione, il 96,7% sono giovani.</p>
<p>Quasi la stessa media, il 90,8%, che popola il settore della navigazione in internet. Dove or-mai si personalizza la scelta e la com-posizione dei palinsesti: sempre nel rapporto Censis pubblicato a ottobre si evidenzia che il 24,2% degli italiani seguono i programmi tv via internet dai siti web delle emittenti tv e di que-sti il 35,3% sono giovani fra i 14 e i 29 anni. Il 42,4% segue i programmi da youtube e altri siti web di condivisione video.</p>
<p>Così, da questa offerta variegata e “matura”, discende la necessità di adattare anche l’informazione. Michela Giuffrida, direttore di Antenna Sicilia, ospite del convegno organizzato a <em>SudWebExpo</em> dall’editrice di <em>BlogSicilia</em> e di questo mensile, è convinta: «La mediazione è il segreto.<br />
La mediazione fra questo flusso di notizie che viene offerto in maniera velocissima attraverso la rete. E condiviso sui socialnetwork. I giornali escono con notizie vecchie, ma per la stampa la chiave è l’analisi, l’approfondimento.<br />
Twitter e i social network sono veicolatori delle notizie ma sono i giornalisti che le mediano e le analizzano. Questa è la differenza fra le condivisioni e il giornalismo».</p>
<p>Quindi il direttore di Antenna Sicilia entra nel merito della crisi che investe l’editoria televisiva: «Si prevedono 15 milioni di passivi per le piccole televisioni locali che hanno visto crollare la raccolta pubblicitaria.<br />
Una condizione aggravata dal passaggio allo switch off che è stato un colpo ferale. Per recuperare questo gap si lavora sui mezzi di trasmissione.<br />
Oggi si può fare una diretta con ustream mandando in onda la seduta di palazzo degli Elefanti (il comune di Catania, ndr). Inutile che ci intestardiamo sul mito dell’alta qualità. L’ipad gira in hd e si può offrire un servizio immediato tagliando i costi.<br />
Da direttore, lo dico chiaramente, non posso più permetter-mi una regia mobile ma posso realizzare comunque il nostro servizio immediato e completo».</p>
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		<title>Quel che resta della stampa</title>
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		<pubDate>Fri, 14 Dec 2012 15:34:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Dibattiti. Nuovi media e socialnetwork cambiano il volto della comunicazione A SudWebExpo un workshop dedicato all’informazione nel momento in cui]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Dibattiti</strong>. Nuovi media e socialnetwork cambiano il volto della comunicazione</p>
<p><em>A SudWebExpo un workshop dedicato all’informazione nel momento in cui spopola il “giornalismo partecipativo”. Una bulimia di dati non verificati che mette a rischio l’autenticità delle notizie. Innovare non vuol dire solo garantire la diffusione capillare</em></p>
<p>Può apparire perfino paradossale che in un’occasione come la Sud Web Expo tutta dedicata al tema dell’innovazione, ci sia stato ancora spazio per una riflessione sul ruolo, il futuro e la (eventuale) residua funzione della stampa, travolta in pochi anni, e in termini irreparabili, dall’avanzare delle nuove frontiere dell’informazione.</p>
<p>Queste ultime hanno diffuso l’ingenua convinzione che la diffusione capillare dell’informazione – di cui ciascuno, ormai, è artefice, prima ancora che consumatore – rappresenti necessariamente un consistente passo avanti verso un mondo più trasparente e democratico.<br />
Non è detto sia così: per  usare una metafora nota, mai come in questi anni ci accorgiamo di come il mezzo condizioni pesantemente il messaggio, proprio perché il moltiplicarsi di informazioni non garantisce la loro qualità.</p>
<p>Non parlo, naturalmente, di “verità” che, confesso, non ho mai creduto possa essere reperita sui giornali, convinto come sono che un qualunque onesto professionista dell’informazione non possa sottrarsi al peso delle proprie idee, convinzioni e anche, perché no, interessi.</p>
<p>Ma un’informazione anche di parte può risultare di qualità, se ci induce a pensare, a riflettere e a confrontarci con le opinioni degli altri. Per questo, sempre più spesso, si parla di un rischio di “bulimia” informativa che, come ha osservato di recente Antonio Teti, può addirittura produrre «conclusioni o considerazioni falsate dalla loro abbondanza». Anche l’informazione può essere “junk”, insomma.</p>
<p>La qualità non è facile da garantire su molte delle moderne piattaforme informative, a partire dai social forum. Qui, le informazioni corrono, ma all’interno di gruppi che la pensano allo stesso modo: avventuratevi a esprimere opinioni divergenti in quei gruppi, e sa-rete accolti a male, malissime parole.</p>
<p>E allora che informazione è quella che obbliga ad adeguarsi a un’opinione anziché favorire il confronto tra opinioni diverse, fondamento insostituibile della democrazia liberale?<br />
L’informazione autenticamente innovativa sarà dunque quella che potrà garantire non solo la capillarità delle notizie e la democraticità nella loro produzione (esigenza quest’ultima che farà risultare sempre più anacronistico il corporativo modello dell’Ordine dei giornalisti) ma anche la loro qualità e la capacità di consentire la diffusione e il confronto tra idee diverse.</p>
<p>L’Italia ha conquistato il record mondiale di connessione, nel senso che siamo più collegati ai social network di quanto non avvenga, per esempio, negli stessi Stati Uniti: questo collegamento permanente può assumere un valore positivo se chi è connesso è poi capace di capire, interpretare, ἀltrare e gerarchizzare.</p>
<p>Sta qui il valore aggiunto dell’informazione; e, a mio parere, quello possibile delle vecchie tecnologie tra le quali, evidentemente, assieme alla carta, metto anche la tv e la radio.<br />
È chiaro che tutto ciò comporterà (sta comportando) drammatiche trasformazioni nei modelli di business.<br />
Ma l’innovazione nell’informazione pas-serà anche da una rifondazione delle piattaforme tradizionali; oltre che dalla capacità di raggiungere target sempre più speciἀci su canali e con linguaggi ad hoc.</p>
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