– Analisi. Il rapporto di Banca d’Italia sull’integrazione economica ribalta alcuni luoghi comuni
Bankitalia analizza il divario fra Norde Sud: quando i consumi crescono, è sempre a vantaggio dell Settentrione
L’aumento della domanda di manifatture nelle regioni del Mezzogiorno fa lievitare la produzione a Settentrione mentre l’incremento è molto più contenuto quando i consumi si innalzano oltre il Po. I numeri del divario economico tutti da “rileggere”
Si fa presto a dire Sacco del Nord, cioè quanta ricchezza prodotta dai settentrionali il Sud saccheg-gerebbe normalmente. È il titolo di un libro di Luca Ricolἀ, docente torinese di Analisi dei dati, adottato dalla Lega come una Bibbia.
Tesi: ogni anno 50 miliardi di euro di tasse pagate dal Nord sarebbero destinati al Sud con la spesa redistributiva dello Stato. Un doppio danno. Primo, perché il Sud li sprecherebbe. Secondo, perché il Nord sarebbe privato di risorse fondamentali per una sua crescita altrimenti messa a rischio.
Conclusione, c’è una doppia Italia, una delle quali vive a spese dell’altra. Tutto quanto giustificherebbe la secessione da parte di Bossi e compagni.
Ma forse le due Italie sono molto più legate di quanto questo “Sacco” faccia presupporre. La Banca d’Italia ha pubblicato di recente un suo studio dal quale risulta un’inaspettata integrazione economica.
È vero, conferma lo studio, che c’è un afflusso di denaro pubblico dal Nord al Sud. Ma non produce effetti solo a favore dei meridionali: perché il Sud è ancora un vasto mer-cato di sbocco per le merci e i servizi del Nord.
Insomma, se quei soldi fanno inizialmente il tragitto Nord-Sud, subito dopo fanno il tragitto inverso.Bankitalia non dà cifre. Ma ci sono quattro (abbastanza ignorate) ricerche precedenti arrivate alle stesse conclusioni.
E in una di queste, il professore Paolo Savona (economista, ex ministro, attuale presidente di Unicredit – Banca di Roma) aveva calcolato che, di fronte ai 50 miliardi arrivati al Sud, ne ripartono oltre 60 in acquisti di prodotti settentrionali.
Che diventano 70 se si aggiungono i servizi (quando, ad esempio, i meridionali vanno a farsi curare al Nord). Fino ad arrivare a 90 conteg-giando il costo dell’istruzione dei giovani meridionali laureati che emigrano al Nord.
Ma Bankitalia va ancora oltre. Ipotiz-ziamo, dice, che ci sia un aumento di 100 euro di domanda al Sud: questo provoca un aumento di produzione di 97 euro nello stesso Sud ma di 20 euro al Nord. Ipotesi opposta, aumento di 100 euro di domanda al Nord: provoca un aumento produttivo di 114 euro al Nord e di soli 10 euro al Sud.
Ovvio che, se il Sacco del Nord si prestava ad una propaganda contro il Sud, questo studio si possa prestare a una replica: il vero “Sacco” è quello ai danni del Sud.
È stato Luca Bianchi, vicedirettore della Svimez (Associazione sviluppo industriale Mezzogiorno), a dire che l’attuale crisi economica del Nord dipende anche dalla drastica riduzione dei consumi del Sud. E lo stesso Bianchi ha aggiunto che un quarto del Pil lombardo dipende dalle vendite al Sud.Senza però inoltrarsi nell’accidentato percorso della polemica Nord-Sud, si possono ἀssare alcuni punti.
Il Nord paga più tasse perché è più ricco. Che lo Stato ridistribuisca sul ter-ritorio nazionale, lo prevede la solidarietà alla base di qualsiasi
Costituzione moderna (compresa l’italiana). Il Nord ha diritto di lamentarsi se tutto questo si traduce solo in sprechi improduttivi.
Non dovrebbe però ignorare quanto il divario con il Sud vada a suo vantaggio, in base alla vecchia equazione: il Nord vende, il Sud acquista. Inoltre: si ha una conferma, quand’an-che ce ne fosse bisogno, della debolezza del sistema produttivo meridionale (come dice Nicola Rossi nell’intervista a fianco).
È vero che solo il 20 per cento degli addetti al Sud dipende da im-prese del Centro Nord, ma il resto non regge il ritmo. Con un ulteriore preoc-cupante dato dello studio di Bankitalia: prestiti, raccolta e sportelli bancari al Sud sono per il 90 per cento (50% nel 1995) in mano a banche del Nord.
Finale. Un’economia non dovrebbe essere così squilibrata. Per riequilibrarla bisognerebbe puntare sul Sud più di quanto (e molto meglio) ἀnora non si sia fatto: nell’interesse non solo del Sud ma dell’intera Italia, Nord compreso.
Al Sud ci sono i margini di crescita, che non può essere accollata solo al Nord. Altrimenti restano il “Sacco” dell’uno e il “Sacco” dell’altro, che poi sono il “Sacco” di tutti.






Un commento a "Se il Sud fa crescere l’economia al Nord"
Si fanno calcoli ma niente si risolve. Ogni’uno vede solo i prpri interessi. Lo stato Italiano e giovane di solo 151 anni di miseria se si e incapaci di lavorare insieme con rispetto e venuta l’ora di andare ogn’uno in conto proprio. L’Italia non e mai esistita.
Antonio