Il nuovo sviluppo si fa con la cultura

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di Piero TorchiForum PA. Un confronto a Roma sulle prospettive della crescita

Il ministro della Cultura, gli assessori della Calabria, Campania e Sicilia, la Svimez,la Camera di Commercio di Roma e Promo Pa in un dibattito organizzato dal “il Sud” annunciano le rispettive strategie per rivitalizzare un settore decisivo per il Mezzogiorno

C’è una nuova frontiera dello sviluppo territoriale nel Mezzogiorno rappresentata dai beni culturali e dalla loro valorizzazione.
È stata questa la proposta, lanciata da il Sud, oggetto di una tavola rotonda nell’ambito delle iniziative collaterali all’edizione 2012 del Forum Pa, appena conclusosi a Roma.

A discuterne, assieme al direttore del mensile, Salvatore Carrubba, anche il ministro dei Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, l’assessore regionale al Governo del territorio della Campania, Marcello Taglialatela, l’assessore alla Cultura della regione Calabria e coordinatore della consulta culturale della conferenza Stato-Regioni, Mario Caligiuri, l’assessore all’Economia della Regione siciliana, Gaetano Armao, il direttore dello Svimez, Luca Bianchi, la vice presidente della fondazione Promo Pa, Francesca Velani ed il segretario generale della Camera di commercio di Roma, Piero Abate.

«Stiamo lavorando ad una riprogrammazione dei fondi non utilizzati dei piani Poin e Pon per il Sud, al fine di recuperare tra i 2 ed i 3 miliardi di euro per garantire alle aree del Meridione a forte vocazione ed attrazione culturale, le risorse adeguate per mantenere il sistema esistente, ma anche per investire in valorizzazione ed infrastrutturazione, perché crediamo fermamente che la cultura, al di là del valore contemplativo, sia elemento di crescita, di sviluppo economico e fattore di attrazione per la nuova occupazione».

Questo l’impegno annunciato, nel corso del convegno, dal ministro Ornaghi, che ha anche tenuto a precisare come «i primi 500 milioni di euro, frutto della fase 2 del progetto di rimodulazione dei fondi europei, sono già disponibili. 105 milioni di euro verranno investiti a Pompei, per recuperare, consolidare ed arricchire infrastrutturalmente il sito archeologico, che con i suoi 2milioni e 200 mila visitatori è tra i più appetibili d’Europa, anche per il merchandising e l’indotto, mentre la somma restante verrà reinvestita tra i poli museali del Mezzogiorno tra cui spiccano quelli siciliani di Pa-lermo, Trapani e Ragusa-Siracusa».

«Trovate le risorse – ha concluso Ornaghi – la prossima emergenza sarà quella di favorire il turn over all’interno dell’amministrazione dei Beni culturali, garantendo, nel rispetto dell’esperienza e delle competenze acquisite, il ricambio generazionale indispensabile per affrontare la nuova visione dei Beni {convegniculturali come elemento di sviluppo territoriale, proprio a partire dal Sud».

Un elemento, quello legato all’incapacità di gran parte della ἀliera burocratica dei Beni culturali ad adeguarsi alle nuove sfide, rimarcato anche negli interventi degli altri amministratori regionali presenti.

Per il responsabile calabrese della cultura, Mario Caligiuri, «il fatto che solo nel 2009 si sia pensato ad una direzione per la valorizzazione dei Beni culturali, la dice lunga sulla visione che lo Stato ha avuto in questi anni dell’enorme potenzialità mai espressa rappresentata dal patrimonio culturale del Meridione.
Soprattutto se si considera che per l’Italia, e per il Sud in particolare, i Beni culturali rap-presentano l’unico vero elemento di competitività con il resto del mondo».  

Una posizione condivisa dal collega campano, Taglialatela, che da parte sua ha tenuto a ricordare, quale elemento di comparazione positiva, l’esperienza di Napoli, laddove «utilizzando in maniera virtuosa 100 milioni di euro di risorse statali ed europee, l’intera porzione del centro storico di Napoli, compresa tra i due Decumani, è stata recuperata diventando, dopo Roma, il più grande museo all’aperto d’Italia, ed innescan-do un meccanismo produttivo che ha consentito lo svilupparsi e l’affermarsi di un indotto importante in termini di fatturato e nuova occupazione».

Ancora più scientiἀco l’approccio dell’assessore siciliano, Gaetano Armao, che ha ricordato come «la Sicilia detenga il 9% dell’intero patrimonio culturale italiano, il 30% di quello del Sud, oltre al 27% dei musei del Meridione ed al 24% dei materiali custoditi rispetto al totale nazionale».

Peccato, però, che, a giudizio dell’assessore Armao, a fronte di queste statistiche «al Mezzogiorno è mancata la vera capacità di utilizzare e rendere produttive le grandi eccellenze di cui disponiamo, a partire proprio dai Beni culturali, dalla realizzazione e dal mantenimento di musei inospitali e grigi, dall’idea di mantenere i siti museali simili ad iceberg, dove ciò che non si vede, custodito nei magazzini ed interdetto al pubblico, è molto più di ciò che si vede ed è fruibile».

Per queste ragioni la soluzione, secondo Armao, passa per «la necessità di coinvolgere appieno i privati, come accaduto in Sicilia, utilizzando nel contempo il quasi 68% di beni non esposti per allestire punti di attrazione culturale negli istituti di cultura italiana all’estero che servano da richiamo per canalizzare visitatori ed investitori nei nostri musei».

Il contributo scientifico alla discussione è stato offerto dallo Svimez, ed in particolare dal suo direttore Luca Bianchi, che ha delineato il peso dell’industria culturale nel sistema economico nazionale.
Secondo i dati diffusi dallo Svimez, infatti, mentre in Europa la cultura pesa per l’1,7% sull’occupazione, in Italia la media si abbassa incredibilmente, a dispetto del patrimonio cosi ingente, all’1,1%, con un totale di 256.000 occupati, di cui solo 50.000 nel Mezzogiorno conun’ incidenza di appena lo 0,8% del dato complessivo; insomma, meno della metà del dato medio europeo, e nettamente al di sotto anche di quello nazionale.

Dati che stridono con un altro elemento di riᴀessione: mentre l’occupazione arretra in Europa del 2,2% ed in Italia del 2,3%, l’unico settore in controtendenza è proprio quello dei Beni culturali, dove l’incremento nazionale è dello 0,5% contro lo 0,1% europeo.
Un’occupazione peraltro qualiἀcata, visto che il 35% degli addetti al Sud è in possesso di una laurea, contro la media nazionale del 30%, ed in netta controtendenza con il dato assoluto che vede solo il 17% degli occupati a livello nazionale in possesso di una laurea.

Per Bianchi «se si deciderà di investire sui Beni culturali, partendo dalla razionalizzazione di ciò che già c’è, si potranno creare, rapidamente, tra i 60 ed i 70.000 nuovi posti di lavoro al Sud, di cui il 50% destinati a giovani laureati».

Un’esperienza peraltro già avviata a Roma e che ha visto la Camera di commercio locale attiva nel creare le condizioni affinché capitali privati scegliessero di investire proprio nella valorizzazione dei Beni culturali, come raccontato dal segretario generale dell’ente camerale, Pietro Abate, ricordando «la virtuosa esperienza dell’Auditorium della Musica e del nuovo polo museale, dove le iniziative dei privati e la collaborazione della Camera di commercio di Roma, ha permesso di recuperare le somme necessarie a dotare la capitale di strutture per la cultura d’eccellenza, rispettando la vocazione imprenditoriale e l’aspettativa di guadagno di quanti, privati, hanno scelto di investire».

La tavola rotonda si è conclusa con l’invito, rivolto dalla vice-presidente della fondazione Promo Pa, Francesca Velani, ad utilizzare il prossimo appuntamento del Salone nazionale dei Beni culturali, in programma a Lucca dal 18 al 20 ottobre prossimi, per avviare una vera riflessione da offrire al governo ed alla politica territoriale, nell’ottica della creazione di una nuova e più matura coscienza sul patrimonio culturale nazionale e meridionale in particolare, ma soprattutto per avviare un meccanismo virtuoso che abbandoni il tradizionale concetto contemplativo del bene culturale, affiancandogli una nuova visione dinamica e produttiva, all’altezza delle esperienze europee e dell’esigenza del Sud di aprire nuove frontiere per la creazione di occupazione intellettuale e qualificata.

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