– Il caso Sicilia, nonostante la tregua armata siglata ieri dal premier Monti con il governatore Raffaele Lombardo dopo una settimana di passione e il rischio paventato di default per la Regione, nonè chiuso. Anzi. Alla Camera, durante il question time alla presenza del governo, si parlerà ancora di Sicilia in risposta ad una interrogazione presentata da 59 deputati. Il punto di vista è chiaro: si parla di gestione inefficiente delle risorse pubbliche “operata nel corso degli anni dalla regione Sicilia” e del fatto che “determinerà gravi ripercussioni all’economia regionale, con negativi riflessi anche sull’intero sistema economico nazionale, a partire dai mercati finanziari e dal valore dei titoli di Stato italiani, che, in ragione della gravità della situazione, potrebbero subire un peggioramento”.
Nel testo si fa anche riferimento alla tranche di 400 milioni di euro concessa dal governo subito dopo l’invio e la diffusione della notizia della lettera di Monti al governatore Raffaele Lombardo considerati un ammortizzatore per evitare il default della Sicilia. Una disamina che mette a confronto l’incapacità amministrativa siciliana con il percorso virtuoso di altre – non precisate – realtà territoriali. La domanda posta dunque al ministro dell’Economia, Vittorio Grilli riguarda il “controllo sulla gestione delle risorse pubbliche nella regione Sicilia, prevedendo, al contempo, che la definizione dei piani di risanamento regionali debba essere basata sui criteri fissati dal decreto legislativo n. 216 del 2010 in materia di costi e fabbisogni standard”.
In sostanza i 59 deputati chiedono il commissariamento della Regione siciliana. Ora, sugli esiti del colloquio di ieri fra Lombardo e Monti le interpretazioni sono le più svariate: l’aver portato a casa altri 240 milioni di euro fa esultare chi sostiene che Monti di fatto abbia indietreggiato rispetto alla posizione d’attacco espressa su suggerimento dell’Udc o della triade ABC unita oppure dopo l’intervista di Ivan Lo Bello al Corriere della Sera. La lettura attenta del comunicato di Palazzo Chigi suggerisce interpretazioni un po’ più sottili specie quando si legge che il “piano di rientro finanziario e di riorganizzazione della pubblica amministrazione regionale” deve essere ”vincolante nei tempi e negli obiettivi” ma che soprattutto “su questa base, verrà predisposto nei tempi più brevi un programma di riforme strutturali e di riorganizzazione dell’amministrazione pubblica regionale, vincolante negli obiettivi e nei tempi, e costantemente monitorato dalle strutture tecniche del governo nazionale, alla cui realizzazione saranno subordinati i trasferimenti nazionali nel quadro realizzativo del federalismo fiscale”. Che vuol dire secondo i detrattori di Lombardo, che la Regione siciliana è, nei fatti, se non commissariata, sotto strettissima osservazione. D’altronde, e non è un mistero, i dettagli dell’emendamento che il governo regionale, a firma dell’assessore regionale all’economia, Gaetano Armao ha presentato in commissione bilancio sotto il nome di “spending review” sono stati discussi, face to face, da Armao con il sottosegretario alla presidenza Antonio Catricalà.
La risposta del governo dunque: evidentemente il ministro dei rapporti col parlamento, Piero Giarda che porterà alla Camera la risposta del ministro Grilli chiarirà che la gestione delle risorse pubbliche è già oggetto di un “serrato confronto”. E ancora una volta ci accapiglieremo: commissariati di fatto oppure no?


condividi


